Il Discorso della Follia - Da Foucault
- Marcello Moscatelli
- 12 giu 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Nell'epoca contemporanea, l'epoca della postverità, il testo fondamentale di Foucault diventa "L'ordine del discorso".
Un testo nel quale Foucault spiega benissimo (Anche se il testo non è amichevole per chi non abbia un minimo di cultura filosofica) che la postverità, cioè la proliferazione illimitata di discorsi che generano realtà, di più, di discorsi che SONO la realtà, non è un che di irenico, ma è un che di conflittuale.
Esistono infatti attorno al discorso e dentro al discorso delle linee di frattura orizzontali e verticali, qualitative e quantitative e altro.
In una parola attorno e dentro al discorso della postverità c'è il conflitto.
Una riedizione della lotta di classe in cui il soggetto non è più la classe ma il soggetto parlante.
Innanzitutto il soggetto emarginato dal discorso normale, il folle, che nelle varie culture è uno che dice cose insensate o è un saggio che possiede una verità più vera della verità normale e dunque è sacro.
Insensato o sacro egli è comunque escluso dal discorso normale, è dunque quel soggetto della nuova lotta di classe di cui si parlava.
Ecco generalizzando potremmo dire che il soggetto del conflitto è il folle. Lo psicotico. Il nevrotico. (Foucault non è l'unico a dire cose simili, lo fanno per esempio anche Deleuze e Guattarì).
Ed ecco che potremmo riscrivere il nuovo manifesto comunista facendo appello non più ai proletari ma ai folli.
Appello non più ai proletari ma ai folli.
Ma anche altri testi sparsi raccolti in vari volumi chiariscono il discorso sulla follia. E ci dicono ad esempio che la follia sta in una frattura nella quale il Positivo si costituisce a partire dalla negazione del negativo.
Tipico è l'esempio della ragione.
La ragione può costituirsi come norma solo escludendo ciò che ragione non è, appnto la follia.
Ma questa rimozione non si dà una volta per tutte, dopo di che è finita e si va avanti.
E' una rimozione permanente che sempre si rinnova e sempre cambia di forma, e sempre la ragione per riprodursi e svilupparsi deve continuare ad escludere la follia. E' un processo permanente che impedisce alla follia di prendere la parola.
Essa può parlare solo se è filtrata dalla ragione, ma allora non è più il discorso della follia ma è il discorso della ragione sulla follia.
La follia è parlata ma non parla.



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