Jung e l'Inconscio Collettivo e note Teologiche
- Marcello Moscatelli
- 15 giu 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Jung ipotizza l'esistenza di un inconscio collettivo che sta sotto all'inconscio individuale. Esso contiene ciò che è universale, cioè comune a tutti gli esseri umani.
Esso è costituito da Archetipi, cioè luoghi del pensiero analoghi all'Idea platonica.
Essi si sono originati nel tempo e sono divenuti coscienti già nell'antichità sotto forma di Mito e di Favola.
Mito e favola non sono cioè finzioni ma forme coscienti di una conoscenza inconscia universale.
Forme coscienti che derivano dagli archetipi e li significano.
Ma non SONO gli Archetipi.
Gli Archetipi stanno nell'inconscio collettivo e sono dunque inconsci.
Cionondimeno, anche se inaccessibili alla coscienza in maniera immediata essi compaiono come forma di elaborazione simbolica di una intuizione originaria ormai inaccessibile in maniera diretta, non conoscibile ma solo intuibile.
Mito, Favola, Dottrine esoteriche, Religioni sono forme di elaborazione di questo tipo.
E l'elaborazione è necessaria, perché l'accesso diretto dell'Archetipo alla coscienza è distruttivo. Messa di fronte ad un incomprensibile che sente essere vero la coscienza va in crisi e si determina una patologia.
Trasposto sul piano teologico questo vuol dire che l'intuizione immediata di Dio è distruttiva perché Dio è una potenza infinita. E allora il Mistico non può non accedere al Dio se non attraverso un simbolo (Ciò che compare già i Porfirio).
E allora esiste un isomorfismo tra il modo di essere del rapporto Uomo-Dio e il modo di essere dei rapporti intrapsichici.
In entrambi i casi vi è una potenza inaccessibile immediatamente e solo il simbolo consente di gestirla. Significandola senza però mai coincidere con essa.
Il divino non è affatto un trascendente che se ne sta negli intramundia, ma è il modo di essere dell'Essere.
Compreso il soggetto.



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