top of page

Quello che è strano, via - S Beckett - Una Lettura

  • Immagine del redattore: Marcello Moscatelli
    Marcello Moscatelli
  • 14 giu 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Quello che è strano, via


Complesso testo di Beckett.


Un uomo rinchiuso in un cubo cerca la posizione più confortevole. E senza mai trovarla prova e riprova diverse posizioni e solo nella variazione continua che alterna e muove la sofferenza da un punto all'altro del corpo trova un certo sollievo.


I motivi del testo sono innumerevoli.


Ne individueremo discrezionalmente tre.


La luce, lo spazio, l'immaginazione.


La luce è sollievo e dannazione.

Si cerca la luce come si cerca l'acqua poi si cerca il buio come si cerca il riposo.

La luce è vita, la luce è Dio, la luce in genere si associa al positivo.

Ma qui è positivo e negativo assieme, o meglio alternativamente.

Dunque anche la luce non è risolutiva.


Lo spazio è il problema immediato principale, costringe ad acrobazie assurde che non lasciano riposo.

Anche qui il bene è alternanza.

Una posizione è bene poi diventa male e via un altra che è bene e poi diventa male a sua volta e via così.

Non c'è riposo nello spazio, non c'è soluzione.


Movimento sofferenza e barlumi di pace.


L'immaginazione è quello che resta in assenza di realtà.

E allora pensieri di pensieri di filosofi e donne forse esistite forse immaginate e sempre si torna sui pensieri pensati sulle immagini immaginate e sempre lo stesso e sempre variando e anche qui non c'è pace se non nell'alternanza dei pensieri di pensieri e di immagini uguali e diversi.

Non c'è soluzione alcuna.


Frammenti di pace nella sofferenza. Solo questo.


Il testo termina quando termina l'immaginazione.


E questa è la fine.


Interpretare questo testo non è semplice, ma ci proveremo.

La chiusa contiene la chiave. L'immaginazione è morta, sembra dire Beckett.


E segue il nulla. La fine.


Ma si può leggere in positivo, e io tendo a farlo.


L'immaginazione finisce e dopo c'è il nulla. Ma il nulla è di nuovo il cubo e la luce e lo spazio e l'immaginazione. Dunque dopo il nulla c'è di nuovo l'immaginazione e via all'infinito.

E allora sopravvive la speranza di uno scarto. Una minima quantistica variazione.

Il battito d'ali e il tornado.


E l'immaginazione potente vince. Il cubo va in pezzi e l'uomo esce.

Libero.

Ecco, io custodirei la speranza nella vittoria dell'immaginazione.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


 
 
 

Commenti


Post: Blog2_Post

Modulo di iscrizione

Il tuo modulo è stato inviato!

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn

©2020 di LaScenaCulturale. Creato con Wix.com

bottom of page